La Scuola di Musica nacque nel 1932 sotto la guida dell’allora direttore dell’Oratorio Alessandro Franch e del Maestro Enrico Segattini. Questi radunarono un gruppo di giovani all’interno dell’Oratorio e a questi insegnarono le basi della musica e il metodo, per poi consegnare loro gli strumenti bandistici appena acquistati. Nacque così la Banda don Bosco. I corsi inizialmente erano indirizzati esclusivamente agli apprendisti bandisti (di età mai maggiore ai diciott’anni), che si esercitavano insieme per un’ora ogni giorno. La Scuola, per questo, si evolse parallelamente alla Banda, con cui in più di settant’anni di storia condivise i grandi maestri (Don Luigi Pasa, Sig, Venturini, Don Tanel, M° Pravato, M° Mola, Don Tarcisio, Sig. Pasqualato, M° Donè) e i grandi cambiamenti, come l’accesso ai corsi delle ragazze e l’abrogazione dei vincoli d’età. Dal 2000 la direzione musicale della Banda passa a Delfina Donè, che ha accresciuto il livello dell’educazione musicale degli alunni, con l’aiuto del direttore della Banda, Luciano Pasqualato, e di Ivano Maschietto. Gli anni di lezione sono stati portati a tre, sono stati assunti insegnanti diplomati, e le lezioni di gruppo vengono affiancate da quelle individuali. Ricordi di un ex-allievo. ‘In estate c’erano i corsi di solfeggio due volte la settimana. Ad ottobre c’era la scelta o l’assegnazione dello strumento. A me è capitato di essere attratto dal flauto adagiato su una sedia, ho provato a soffiarci dentro e ne è uscito un suono. Il Maestro Cesare Pravato voltandosi per vedere mi disse: ‘...ecco, abbiamo trovato il flautista! Tu... suona quello!’ e senza provare altri strumenti mi trovai a imparare, quasi da autodidatta, uno strumento che mi avrebbe dato moltissime soddisfazioni.’ Ricordi di un ex-allievo. ‘Don Tarcisio del Fabro, direttore di Banda dal 1963 al 1984, maestro di musica, ma più che altro educatore, forse atipico, ma di straordinaria efficacia. Basti solo ricordare a come ci reclutava. Era un arte che esercitava magistralmente: ci si ritrovava con lo strumento da suonare senza passare sotto le forche caudine del noiosissimo solfeggio. Ci insegnava a suonare divertendoci, facendoci stare assieme. Ricordo le prove al pomeriggio, quelle al sabato sera, i concerti tenuti sopra i carri di fieno. E poi le gite vissute con gli occhi sgranati per la meraviglia e la voglia di stare insieme.’